Rinnovato il vincolo di tutela del 1930
Il complesso monumentale archeologico denominato “Tomba della Vestale Cossinia”, oggi compreso nell’omonimo Parco Comunale a Tivoli, tra la Stazione Ferroviaria e la Villa Gregoriana, fu scoperta nel luglio 1929 a seguito di uno smottamento lungo la riva destra dell’Aniene nella parte tra il fiume e l’antica Via Tiburtina Valeria, luogo dove nell’antichità vi era un imponente sepolcreto romano, in uso fino ad epoca tarda, che si presentava molto esteso con ben tre accessi.
Ad attuare l’importante scoperta fu l’archeologo della Reale Soprintendenza alle Antichità di Roma, Gioacchino Mancini. Il complesso tiburtino risulta costituito di due basamenti quasi quadrati, contigui e in parte sovrapposti: quello verso il fiume (basamento A) formato da cinque gradini in blocchi di travertino sormontati da un’ara marmorea inscritta e quello più arretrato (basamento B) di tre soli gradini, dove il Mancini notò la traccia della posa di una base quasi quadrata, ipoteticamente la statua-ritratto della vestale mai ritrovata.
La tomba della vestale Cossinia è di grande importanza archeologica in quanto si tratta dell’unica tomba di Vestale di cui si abbia conoscenza, già vincolata con D.M. 15/12/1930. Come è noto, il Culto di Vesta ha origini antichissime antecedenti alla fondazione di Roma e l’Ordine delle Vestali fu uno tra i primi ordini sacerdotali istituiti da Numa Pompilio, secondo re di Roma. Che si trattasse della tomba di una Vestale è attestato dalle iscrizioni presenti sulle quattro facce del cippo marmoreo. Sul lato dell’ara rivolto verso Tivoli, entro un’elegante corona di querce con nastro, si legge l’iscrizione relativa alla Vestale con l’indicazione del dedicatario, forse un parente: “VV COSSINIA/LF/L. COSSINIUS/ELECTUS”.
Sui fianchi destro e sinistro sono i consueti simboli sacrificali dell’orcio e della patera, ovvero una coppa per sacrifici. Sul retro del monumento vi è invece un’importante iscrizione metrica in due esametri: “VNDECIES SENIS QUOD VESTAE PARVIT ANNIS / HIC SITA VIRGO MANV POPVLI DELATA QVIESCIT / L D S C” (“Qui sepolta riposa la vergine, per mano del popolo trasportata, poiché per sessantasei anni fu devota a Vesta. Luogo concesso per decreto del senato”).
L’iscrizione è viva testimonianza della fama popolare di cui godette presso la comunità tiburtina la sacerdotessa, appartenente ad antica e nobile famiglia tiburtina (la gens Cossinia), morta ultrasettantenne e rimasta devota al culto di Vesta per 30 anni. Il suo sacerdozio si svolse a Tivoli (Tibur), ove esisteva un tempio dedicato a Vesta e ove il culto della dea era già noto da altre iscrizioni prima del rinvenimento della tomba.
All’epoca della scoperta, il Mancini ritenne che i due basamenti costituissero un’unica tomba di Cossinia, ipotizzando che dapprima fosse stato eretto in onore della vestale solo un cenotafio (basamento A col cippo e le iscrizioni) e che successivamente fu realizzato il basamento B. Lasciava tuttavia perplessi il ritrovamento sotto quest’ultimo di uno scheletro “dai denti bianchissimi” (allora attribuito alla vestale) con accanto una bambolina snodabile in avorio adorna di monili e un cofanetto di ambra (oggi custoditi presso il Museo Nazionale Romano).
Con Decreto n. 92 del 24/04/2023 della Commissione Regionale per il patrimonio culturale del Lazio, su proposta della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti, è stato rinnovato il procedimento di dichiarazione dell’interesse culturale ai sensi dell’art. 128, comma 1 del D.lgs 42/2004 per l’interesse archeologico particolarmente importante del manufatto nell’ambito dell’architettura funeraria. Il rinnovo del vincolo del 1930 da parte della Commissione Regionale si è reso necessario a seguito dei recenti scavi che hanno apportato elementi di importante novità, chiarendo alcuni aspetti della storia dei rinvenimenti effettuati negli anni trenta del ‘900.
Nei mesi marzo-aprile 2022 è stato infatti effettuato un nuovo intervento ad opera della Soprintendenza competente, in quanto, per il cedimento del terreno, i blocchi del basamento verso il fiume si stavano sempre più disarticolando e l’ara appariva inclinata. In quell’occasione è stata riaperta la tomba per poter procedere a un esame osteologico dei resti scheletrici che sono risultati di una giovane fanciulla di 17-18 anni, quindi non certo appartenenti alla vestale Cossinia.
Elemento di rilevante novità, rimasto ignoto al Mancini, poiché egli non smontò il secondo basamento, è stato, infine, la presenza di uno strato di carboni frammisti a residui ossei, riferibili a un bustum, su entrambi i lati della sepoltura. Si può formulare pertanto l’ipotesi che la vestale, di cui non è stata trovata la sepoltura, sia stata ivi cremata e che le ceneri siano state raccolte in un’urna cineraria mai ritrovata. Successivamente nel luogo del bustum fu impiantata la tomba a fossa di una giovane donna, probabilmente parente di Cossinia. La bambolina quindi non “è testimone eloquentemente significativo dell’intatta verginità della vecchia Vestale” né un ricordo della sua fanciullezza, bensì il caro giocattolo di una giovane donna che, probabilmente, secondo l’uso, sarebbe stato offerto a Venere al momento del matrimonio.