Dall’antica Fabbrica romanica alla ricostruzione gotico-cistercense
Nel borgo medievale di Sermoneta (LT), antico feudo della potente famiglia papale dei Caetani, situato nel territorio dei Monti Lepini, sorge la Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo a tre navate, in origine in forme romaniche e il cui nucleo storico fu costruito, secondo la tradizione, sui resti di un tempio dedicato alla dea Cibele, il cui culto dovette protrarsi almeno sino al tardo V secolo.
Con recente Decreto n. 30/2025 della Commissione Regionale per il patrimonio culturale del Lazio, su proposta della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina, la Chiesa è stata dichiarata di interesse culturale particolarmente importante ai sensi dell’art. 10 comma 1 del D.lgs n. 42/2004 per la sua storia e la sopravvivenza delle sue facies storiche, la ricchezza di dipinti, suppellettili e beni mobili, nonché per le sue peculiari caratteristiche tipologiche che la allineano ad altre chiese e fabbricati architettonici dell’area da Fossanova a Valvisciolo.
Nella prima metà del XVIII sec. la Cattedrale ha subito pesanti interventi di restauro, che arrivarono a ricoprire quasi interamente la superfice nuda dei conci lapidei duecenteschi. Solo nel 1973 si effettuò la rimozione delle superfetazioni settecentesche, riportando a vista le antiche strutture dei pilastri e degli archi.
Preceduta da un portico e con campanile antecedente ai rimaneggiamenti cistercensi che si eleva per 24 mt in origine culminando in un coronamento a guglia, la Cattedrale conserva ancora alcuni elementi della prima fondazione romanica, come le diciotto monofore oggi murate e sostituite da una singola apertura quadrata per campata lungo le pareti della navata centrale, le tracce appena visibili degli affreschi che ricoprivano ab origine la superficie dei pilastri e le imposte degli archi a tutto sesto che ancora oggi evidenziano un’altezza inferiore della originaria fabbrica romanica rispetto alla successiva ricostruzione gotica.
Distrutta durante alcuni conflitti locali, la chiesa venne ricostruita grazie a lasciti e donazioni nel corso del XIII secolo, assumendo le forme gotiche dell’architettura cistercense con l’acquisto di una spazialità più ampia e unitaria e di un maggior slancio verticale dell’intera struttura grazie a un nuovo sistema di volte che richiese l’adozione di pilastri prismatici addossati a quelli già esistenti, una particolare tipologia introdotta a Valvisciolo nel XII secolo e ripresa successivamente in altri esempi della medesima area.
Il rigido schema modulare della planimetria, così come la scansione degli archi trasversi e l’adozione di un coro quadrangolare costituiscono altri riferimenti alle maestranze cistercensi che avevano lavorato nel cantiere della vicina Abbazia di Fossanova. Successivamente, le alterne vicende subite dai feudi Caetani fino all’inizio del XV secolo segnano il declino di tutta l’area sino al 1401, termine del conflitto tra Norma e Ninfa. L’affresco del XV secolo nella lunetta del portale attribuito a Pietro Coleberti di Priverno segnò il risveglio dell’attività artistica, a cui seguì l’arrivo a Sermoneta del maestro fiorentino Benozzo Gozzoli nella seconda metà degli anni cinquanta con la sua pala raffigurante La Madonna degli Angeli dipinta per la Cappella degli Angeli nella navata laterale della Chiesa in seguito alla peste del 1456. La pala cuspidata, originariamente su tavola e successivamente trasposta su tela, raffigurante la Vergine in Trono con in mano il modellino della città di Sermoneta, annunciò ufficialmente l’avvento del Rinascimento nel territorio. Il periodo rinascimentale e barocco fu caratterizzato dalla realizzazione di numerose altre cappelle, decorate insieme al coro della Chiesa (storie mariane) prevalentemente da pittori e maestranze locali.
Allegato al decreto di vincolo sulla Cattedrale di Sermoneta, adottato dalla Commissione Regionale del patrimonio culturale nell’ultima riunione collegiale del 21 febbraio scorso, è un elenco dei beni mobili ecclesiastici della Diocesi di Latina che costituisce parte integrante del decreto medesimo. L’inventario mostra la straordinaria ricchezza di dipinti, decorazioni, beni mobili e suppellettili liturgiche in parte conservate nella sezione locale dell’attuale Museo Diocesano, inaugurata nel 2003 nei due ambienti quattrocenteschi della Cappella dei Magi e dell’Oratorio dei Battenti della Chiesa grazie all’impegno congiunto della Diocesi di Latina, della ex Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Lazio, della Regione Lazio e del Comune di Sermoneta con lo scopo di recuperare e rendere fruibili i dipinti e le suppellettili sacre del patrimonio diocesano e comunale di Sermoneta, tra cui la pala di San Michele Arcangelo che abbatte il demonio proveniente dall’omonima Chiesa, la tavola raffigurante L’Incoronazione della Vergine (1570) del celebre Girolamo Siciolante detto il Sermoneta e un’estesa decorazione di affreschi iconograficamente correlati alla prerogativa penitenziaria della cosiddetta Confraternita dei Battenti.
Con il relativo decreto di tutela della Commissione Regionale si stabilisce che d’ora in avanti, qualsiasi intervento sul complesso della Cattedrale, o sui beni mobili in essa contenuti, dovrà ottenere la preventiva autorizzazione della competente Soprintendenza ai sensi dell’art. 21 del Codice dei beni culturali.